Don Giovanni: la seduzione della parola

Decidere con quale articolo inaugurare il proprio blog è una scelta davvero ardua. Me lo sono chiesto per giorni, oscillando da un’idea all’altra, e alla fine, stamattina, dopo il caffellatte di rito, ho deciso di cominciare con l’esperienza culturale più recente (e soddisfacente) degli ultimi giorni: il “Don Giovanni” di Molière, visto due sere fa al Teatro della Regina di Cattolica. Innanzitutto, consigliatissimo! Interpreti eccezionali, scenografia interessante, bei costumi e ottima regia (complimenti ad Alessandro Preziosi, che oltre a dirigere lo spettacolo interpreta anche magistralmente il protagonista).
Don Giovanni, Don Giovanni… chi è che non lo conosce? Ormai è anche un modo di dire, essere un dongiovanni. Eppure vedere in scena quest’opera, che pure conoscevo ma che non ricordavo in dettaglio, mi ha rammentato che Don Giovanni, oltre a incarnare lo stereotipo del seduttore senza scrupoli, è anche un eroe della razionalità, seppure alla propria maniera viziosa e deviata. Mentre chi lo circonda non fa che menzionare il “Cielo” e delle divine leggi che sta violando con la sua condotta, Don Giovanni se ne sta con i piedi ben ancorati a terra e li stacca solo per saltellare da un’avventura all’altra, fermo nella propria volontà di godere del presente e saldo nella propria fede materialistica, per la quale l’unica certezza comprovata è che “due più due fa quattro”. Naturalmente, alla fine della commedia (commedia-tragica, per l’esattezza), questo perverso protagonista sarà punito da quelle stesse forze ultraterrene in cui non crede. Il sapore che ci lascia in bocca questa storia non è tuttavia amaro; piuttosto, il contrario: la serie di osservazioni sulla vita e sul mondo che contiene ci lascia con un sorrisetto compiaciuto, perché alcune riflessioni uscite dalle labbra di Don Giovanni (una fra tutte, il geniale ragionamento sull’ipocrisia, definito “vizio privilegiato”, nell’Atto V, Scena II) sono pura verità.
Don Giovanni si presenta come un seduttore verbale ancor prima che fisico. Sono le sue belle parole a incantare le donne, e non solo loro; con la propria abilità locutoria Don Giovanni riesce a irretire chiunque, tessendo abilmente i propri discorsi in modo da avvolgere la mente altrui e renderla incapace di contraddirlo.
Quanti Don Giovanni ci sono ai giorni nostri? Moltissimi, anche se forse, talvolta, mancano un po’ di stile. Qualcuno potrebbe obiettare che lo stile era un privilegio del passato, scandito da ritmi lenti, mentre oggi, nel nostro quotidiano fatto di velocità, abbiamo bisogno di frasi brevi, semplici, che ci conquistino in poche parole. Il filosofeggiare scaltro e brillante di Don Giovanni, fatto di sillogismi arguti e dettagliati, potrebbe risultare troppo elaborato. Probabilmente, se fosse un personaggio dei giorni nostri, il libertino si trasformerebbe in una star televisiva, o in una celebrità dei social network… sedurrebbe le sue “prede” via chat, attraverso qualche frase essenziale mirata e condita da quel nichilismo un po’ macho che in alcune donne scatena l’ormone della crocerossina. Cambierebbe la sostanza? No, soltanto la forma (purtroppo, aggiungo io, che in quanto umanista sono anche un’inguaribile nostalgica di quest’aspetto). Perché il potere di un’efficace capacità espressiva è senza limiti, e questo si può notare in ogni frangente: pubblicità, attualità, svago.
La seduzione della parola è infatti il canto della sirena che sempre ci affascina, trascinandoci lontano dalla realtà, in mari meravigliosi e ricchi di prodigi. Un’evasione dal grigiore che può essere tanto salvezza quanto dannazione, oppure, perché no?, entrambe.